"Alla maggior parte degli uomini e delle donne non è data, né per nascita né coi propri sforzi, la possibilità di diventare ricchi e potenti, mentre il sapere è alla portata di chiunque" (Pitagora).

domenica 9 giugno 2013

E' importante la biblioteca?

E' una questione che interessa tutti. La biblioteca è il principale luogo di cultura e un punto di partenza per tutte le altre attività personali e sociali. Noi dell'Associazione Noesis stiamo cercando di riorganizzare la biblioteca per poter fornire un servizio importante ai petronesi, un servizio che sia organizzato nel migliore dei modi. Il seme deve essere piantato in un terreno fertile, per poter creare qualcosa di sano, di forte e che duri nel tempo.
La nostra associazione, al momento, è composta da circa 30 soci e circa 10 di questi si stanno dedicando con maggiore frequenza alle attività, tra cui la catalogazione dei libri in un programma di gestione. I lavori proseguono ma lentamente, perché ognuno di noi ha (giustamente) i suoi impegni. Il nostro intento è quello di creare più partecipazione possibile per poter avere una rotazione nei lavori che dovrebbero essere giornalieri. A noi non interessa avere 500 soci che danno la quota di 5 euro e poi non si interessano di nulla! Noi vogliamo che tutti possano essere innanzitutto informati di quello che facciamo, e poi che ci venga dato un aiuto sia a livello operativo e sia come supporto a nuove idee. Siamo aperti a tutto, accettiamo eventuali critiche e siamo disposti a metterci costantemente in discussione perché crediamo che è il buon senso, alla fine, a prevalere sempre. Non abbiamo interessi personali e nemmeno interessi politici, sebbene ognuno di noi ha le sue idee per quanto riguarda la gestione della vita pubblica. A proposito di politica pensiamo che non è l'associazione culturale che si debba occupare di politica, ma è la politica che può essere argomento di ricerca da trattare e sviluppare, eventualmente insieme ad altri argomenti e discipline (sociologia, psicologia, filosofia, religioni, arte ecc.). In altre parole, un'associazione culturale che si rispetti, dovrebbe poter inglobare tutto lo scibile umano. Ed è a questo fine che dobbiamo mirare.
Ognuno dei membri dell'associazione, in questo blog, può scrivere e pubblicare tutto ciò che ritiene opportuno con il solo obbligo di rendere pubblico il proprio nome alla fine di ogni post. Chi ha un indirizzo email con Google (gmail) può accedere direttamente con il suo account e pubblicare i post; tutti gli altri possono inviare una mail all'indirizzo associa.noesis@gmail.com, oppure un messaggio alla nostra pagina Facebook e noi provvederemo alla pubblicazione.
Se per voi la biblioteca e la cultura sono importanti, dateci una mano... Oppure, se ritenete che non siamo in grado di fare quanto detto (potrebbe anche essere), costituite un'altra associazione culturale a Petronà che si prenda anche la responsabilità del funzionamento della biblioteca e noi, se è il caso, ci metteremo volentieri da parte. Ci aggiorniamo. Saluti e alla prossima!

domenica 19 maggio 2013

Raphael - Alle Fonti della Vita

D. Mi sono sempre posto un Ideale, ma presto o tardi esso mi è crollato.
Disperatamente cerco qualcosa che mi dia il senso della vita, ma ogni qualvolta mi guardo
attorno non vedo altro che le macerie di questi ideali. Oggi arrivo a chiedermi se la vita
abbia veram
ente uno scopo. Che cosa mi può dire?
R. L'uomo erra nella foresta del divenire, corroso dal dubbio, dal conflitto e
dall'incompiutezza. In questo intero processo di solitudine e d'ignoranza cerca di
aggrapparsi a dei sostegni che noi chiamiamo ideali. Ma col tempo dovrà arrendersi
proprio perché gli sfugge il vero scopo dell'esistenza. Quale potrebbe essere questo scopo?
D. Penso, quello di comprendersi?
R. Che cosa intendiamo per comprensione? Vi prego, cerchiamo di afferrare assieme
questo concetto, altrimenti il nostro non è un dialogo realizzativo, ma una semplice
conversazione da salotto. Se a un individuo viene detto che la strada che sta seguendo è
senza alcuna uscita, che se desidera arrivare alla mèta deve prendere quella opposta e lui,
pur affermando d'aver capito, continua a percorrere il vicolo cieco, vuol dire che non ha
invero compreso.
Comprendere significa prendere con sé un dato, integrare un contenuto concettuale,
penetrare l'essenza di una cosa. Dunque, se comprendiamo la nostra vera Essenza, non
possiamo non essere quell'Essenza, in ogni luogo, tempo e causalità.
D. Questo atto del comprendersi richiede tempo, ritiro dal mondo e solitudine.
Come posso io, che lavoro quotidianamente e che mi trovo in questo mondo così frenetico,
giungere a quello stato favorevole?
R. Per comprenderci dobbiamo proprio ritirarci nella giungla o in montagna? Sia che
stiamo in città, in campagna o altrove, noi portiamo ovunque il nostro conflitto e la nostra
incompiutezza. Possiamo trovarci in alta montagna, circondati da solitudine, e avere una
mente irrequieta e tutt'altro che silenziosa; ciò può non accadere invece dimorando in
città. Il raccoglimento è un'attitudine mentale. La comprensione di sé non dipende dal
luogo e dal tempo; l'io, purtroppo, cerca sempre di evadere il problema di fondo.
Possiamo comprenderci quando siamo oberati dal lavoro? Chi è che lavora? Che relazione
c'è tra noi e il lavoro? Che cos'è il lavoro? Possiamo lavorare pur stando altrove con la
mente? Mentre camminiamo, per esempio, possiamo pensare a un qualunque
avvenimento? Scoprire tutto ciò significa comprendersi e questo processo lo si può
realizzare in qualunque condizione psico-fisiologica.



Questo volume raccoglie una serie di domande e risposte tra Raphael e alcune persone interessate alla "ricerca"; in esso c'è un sottofondo dominante che si pone all'attenzione del lettore: l'origine del conflitto e la conseguente sofferenza umana.
Il conflitto-sofferenza è essenzialmente il risultato del divario tra ciò che l'uomo ha ed è e ciò che vorrebbe avere ed essere. Quando tra queste due possibilità c'è concordanza perfetta non può esserci conflitto.
Nelle sue risposte Raphael coinvolge lo stesso interlocutore nella ricerca e nello svelamento dell'Ultima Realtà. Egli presenta dimostrazioni serrate e stringenti, incalza l'interrogante a retrocedere nel processo pensativo e ad allontanarsi sempre più dalle "apparenze" fino a lasciarlo "senza sostegni". Alcune risposte sembrano ardite, ma è bene considerare che Raphael si pone dal punto di vista dell'Advaita.